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scovato su “web in fermento”, molto interessane sapere come si decide cosa vediamo in Facebook

08 Ago

Analisi del nuovo algoritmo del NewsFeed di Facebook

Facebook non va mai in ferie e sforna almeno un paio di update di prodotto al mese e così, nella giornata di ieri ha deciso di annunciare l’aggiornamento dell’algoritmo che determina l’ordinamento dei contenuti che vediamo nelle nostre bacheche facebook.

Per chi non lo sapesse ancora, quello che ancora ora visualizziamo in bacheca è frutto di una scrematura di tutti i contenuti che seguiamo, sia delle attività prodotte dai nostri amici, che dalle pagine e applicazioni che seguiamo/utilizziamo. Di tutto questo in realtà visioniamo in media circa il 30%. Attraverso un algoritmo, comunemente chiamato EdgeRank (ma mai ufficializzato nel nome da Facebook) il posizionamento dei contenuti nelle nostre bacheche avviene per mezzo di tre fattori:

  • § affinità: come siamo connessi con determinate pagine e/o amici;
  • § peso: l’engagement raggiunto dai contenuti postati, ovvero più likes, commenti e condivisioni raggiunge più alto sarà il suo punteggio;
  • § time decay (tempo di decadenza): il tempo trascorso dalla pubblicazione del contenuto.

 

Cosa cambia col nuovo algoritmo del NewsFeed?

 

1.Story Bumping

Il nuovo algoritmo, chiamato NewsFeed FYI (For Your Information) avrà l’obiettivo di dare maggiore visibilità a quei contenuti che magari abbiamo perso, perché ad esempio, pubblicati in mattinata, mentre noi ci siamo connessi in serata. Il fattore di ranking a cambiare in questo caso sarà quello che nell’EdgeRank era chiamato Time Decay, il tempo in cui un post decade, che col vecchio newsfeed avveniva circa dopo 3 ore dalla pubblicazione del post. Facebook ha affermato di aver ricevuto nel corso del tempo diverse richieste dagli utenti di ottimizzazione degli algoritmi per favorire proprio la possibilità di visionare contenuti che hanno perso ma a cui potevano essere interessati.

L’obiettivo dello “Story Bumping” sarà proprio questo, favorire cioè contenuti anche “molto vecchi”, se questi hanno raggiunto però un tasso di engagement molto elevato (somma di likes, commenti e shares). Facebook dice sostanzialmente che tale aggiornamento servirà ad evitare che l’utente debba scrollare molto la propria bacheca alla ricerca di contenuti per lui interessanti ma che si è perso.

Dagli A/B test effettuati da Facebook è emerso come la lettura delle “storie” sia aumentato in media dal 57 al 70% e dell’8% in più per le pagine e per ora Story Bumping è attivo per tutti gli utenti da web ma non ancora da mobile.

Come impatterà lo Story Bumping sulle strategie di marketing?

Il concetto strategico resta lo stesso: creare contenuti coinvolgenti in grado di generare un alto livello di engagement. Questo farà in modo che il contenuto possa sopravvivere anche oltre le 3 ore e rendersi visibili ad utenti molto tempo dopo la sua pubblicazione e continuare a generare così altro engagement.
Chiaramente, prevedo che post che, nell’immediata pubblicazione ricevono pochi feedback (pochi likes, shares, commenti) andranno incontro ad una morte veloce. Quindi vita lunga ai post molto coinvolgenti e breve per quelli che non riusciranno a generare interazione degli utenti.

Last Actor

Questo update riguarda invece il concetto di “Affinità” del precedente EdgeRank. Facebook tiene traccia delle ultime 50 interazioni di un utente. In base a questo, genererà un grado di affinità dell’utente con quegli amici e pagine con cui ha interagito e i successivi aggiornamenti provenienti da tali connessioni riceveranno una spinta nel ranking per quell’utente.

Come trarre vantaggio dal Last Actor?

Anche in questo caso, la strategia non cambia molto, ma si potrà fare in modo di distribuire contenuti sempre eccellenti e coinvolgenti agli intervalli giusti. Quindi un’analisi approfondita delle statistiche aiuterà a comprendere quali sono gli orari e le giornate migliori di interazione con la propria pagina facebook. Per brand con molti fans, probabilmente sarà utile aumentare la frequenza di pubblicazione per riuscire a trarre vantaggio dal fattore “Last Actor”.

 
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Pubblicato da su 8 agosto 2013 in Uncategorized

 

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