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01 Mag

buongiorno a tutti, trovo questo estratto di un articolo del Vizioli molto interessante per dare un taglio moderno al turismo enogastronomico. Da leggere !

Si chiama enoturismo ed è un modo molto particolare per comunicare il vino. Una forma di promozione che fa leva su una serie di elementi tutti legati all’esperienza, per conquistare il consumatore.

Ma di cosa si tratta esattamente? Lo abbiamo chiesto a Carlo Pietrasanta, uno dei fondatori del Movimento del Turismo del Vino (e presidente della sezione lombarda), associazione che riunisce oltre mille cantine di tutta Italia, unite nel promuoversi offendo ai potenziali clienti non solo il loro vino, ma anche ospitalità e molto altro. Per voi produttori, che vivete quotidianamente il territorio, la vigna e la cantina, che cosa significa enoturismo?

“L’enoturismo è un modo di promuoverci offrendo ai nostri visitatori un’esperienza particolare, che dia loro il senso del nostro lavoro. conoscendoli di persona, possiamo raccontare la storia della nostra terra, esprimere i motivi delle nostre scelte, rinnovare la nostra appartenenza costruttiva al territorio di origine o di adozione”.

A quale tipo di clientela vi rivolgete?
“Siamo abituati a censire con precisione gli enoturisti che visitano le nostre cantine, al fine di avere una immagine quanto più possibile precisa dei nostri interlocutori per offrire loro ciò che si aspettano da noi.

Possiamo quindi dire che l’enoturista tipo ha un reddito medio alto (87% dei casi) e un’età che va dai 30 ai 50 anni: in generale viaggia in compagnia (amici, famiglia), è una persona curiosa e attenta ed è abituato a utilizzare strumenti digitali”.

E quando incontrate l’enoturista cosa fate?
Ci piace dire che noi vogliamo trasformare un calice o una bottiglia in un assaggio di vita, per portarlo a essere, attraverso l’esperienza, non più ospite ma protagonista del territorio”.

Territorio vigneti e cantine sono esperienza?
“Sì. Sono una esperienza multipla. Esperienza di visione (colori, geometrie, ambienti), esperienza olfattiva (terra, piante, erbe, legno, mosto, vino; e poi i muri, le botti, le rastrelliere), esperienza di gusto: i sapori del vino, dei prodotti del territorio, di un bicchiere spiegato, oppure assaggiato in compagnia. Infine, possiamo parlare di esperienza di esperienze: come si fa, come si vorrebbe, come si prova, si riesce, si fallisce, si cambia”.

La narrazione aggiunge gusto all’esperienza?
“Il vino raccontato dal vignaiolo è come la bicicletta raccontata da Colnago, è come il motore raccontato da Enzo Ferrari: emoziona, colpisce, stupisce, si radica nella memoria.
Ogni vino ha pregi (sempre) e difetti (talvolta), ma raccontato dal vignaiolo è un figlio, non un prodotto: forse non lo compreranno, ma certo l’avranno capito”.

Un calice è un assaggio di vita?
“È l’assaggio del frutto della vita del vignaiolo, diverso anno dopo anno come diversi uno dall’altro sono i figli. È l’assaggio del frutto della terra che, comunque sia, è sempre la stessa; e, se cambia, decide lei di farlo. È l’assaggio di un percorso: le scelte della vendemmia, quelle della vinificazione, dell’affinamento, dell’abbinamento giusto…”

Come è possibile comunicare il vino così?
“C’è una parola magica, la chiave di tutto. In cantina, al banco, al tavolo del ristorante, è una sola: empatia! Solo se mi metto in sintonia con chi ho davanti, potrò comprendere le sue esigenze e farne nascere un’esperienza.

L’esperienza è la nostra comunicazione: come presentiamo il territorio e come lo facciamo vivere, come abbiniamo la gastronomia e i prodotti agroalimentari della nostra zona, come presentiamo con parole semplici la nostra cultura personale e territoriale”

 
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Pubblicato da su 1 Maggio 2022 in Uncategorized

 

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