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Come Booking.com sta abbattendo le barriere per i viaggiatori LGBTQ+

Ebbene si, c’é chi parla e chi agisce. Poi qualche dormiente dirà che non é giusto che Booking.com abbia successo …..

di seguito articolo tratto da Think with google:

Per comprendere meglio le esigenze dei viaggiatori LGBTQ+, Booking.com ha condotto un sondaggio per valutare le esperienze vissute dalla comunità. L’indagine conoscitiva ha rivelato che più della metà delle persone LGBTQ+ ha avuto un’esperienza di viaggio tutt’altro che all’insegna dell’accoglienza.

I risultati includono situazioni che magari non sono intenzionali, ma possono far sentire le persone sgradite o stressate durante le vacanze. Ad esempio, secondo il 20% degli intervistati, il personale riteneva che gli ospiti avessero bisogno di stanze o letti separati anche se facevano il check-in in coppia, mentre 1 su 5 ha sentito il bisogno di adattare il suo comportamento (e il 16% di modificare il suo aspetto) per evitare giudizi o interazioni imbarazzanti con il personale o i proprietari della struttura.

Aiutiamo la comunità LGBTQ+ a viaggiare con orgoglio grazie al progetto Travel Proud

Travel Proud costituisce una parte fondamentale del lavoro di Booking.com, cioè offrire esperienze più autentiche ai viaggiatori. Per le persone LGBTQ+ in particolare, Versteeg sostiene la necessità di mettere in discussione il significato di “un bel viaggio”. “In ultima analisi, una bella esperienza dovrebbe essere molto più che sicura. Quando valutiamo il nostro operato, ci chiediamo ‘L’abbiamo fatto per tutti?'”.

Alle altre aziende che intendono fare progressi simili in termini di diversità, equità e inclusione (DEI), Versteeg consiglia di iniziare in piccolo: “È bene innanzitutto capire quale obiettivo farebbe la differenza in un’organizzazione, e poi suddividere il percorso in tante piccole tappe. Va considerato come un viaggio continuo piuttosto che come una destinazione”.

 
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Pubblicato da su 15 agosto 2022 in Uncategorized

 

interessante riflessione sul ruolo del vino per le nuove generazioni

Articolo tratto da Marketingjournal

“La principale fonte di informazione per i ragazzi della Generazione Z, come sappiamo, deriva da internet, principalmente per il costante utilizzo dei social network.
Fra e-commerce e irrinunciabili profili Instagram e TikTok, le aziende di vino si stanno adeguando, seppure attraverso un linguaggio che a stento va oltre l’indicazione del prezzo di vendita nel primo caso o di un’immagine accattivante nel secondo.

Senza racconto si dimenticano le radici che, invece, sono importanti per capire le differenze fra i vari territori, gli aspetti climatici, i terreni e via dicendo. Ovvero non si educa al bere bene.

Ma il racconto, prima o poi, dovrà anche adeguarsi a un linguaggio nuovo. Per parlare con la nuova generazione, che tra pochi anni rappresenterà il nuovo fronte degli investitori, occorre utilizzare lo strumento del web e i segreti per comunicare tramite esso.

Se da un lato molti settori, in questo senso, si sono attrezzati nei tempi più opportuni, dall’altro quello vitivinicolo se la sta prendendo un po’ troppo comoda. Procede con incertezza, non senza una diffusa – talvolta esibita – diffidenza. Reazione che non riguarda solo i piccoli agricoltori nati e cresciuti nelle campagne – spesso resistenti ai cambiamenti e alle tecnologie innovative – ma anche molti imprenditori agricoli titolari di aziende decisamente all’avanguardia.

Così facendo, si rischia di perdere un’importante fetta di clienti e investitori futuri. Occorre dunque vivere questo presente – caratterizzato da eventi imprevedibili e cambiamenti repentini – con sguardo fisso sul futuro che avrà come protagonisti questi ragazzi nati e cresciuti in un mondo digitale. Trovare il modo di educarli a bere bene, di qualità, fa parte di un processo necessario affinché il mondo del vino sopravviva alla digitalizzazione, sfilando un mercato importante ai colossi del web che finirebbero, inevitabilmente, per omologare monopolizzando i contenuti.”

La riflessione é interessante ed é non solo attuale per il vino ma anche altri settori del mercato la stanno sviluppando. Il mercato della birra negli ultimi anno é oramai diviso o in colossi o in micro realtà (che quando diventano grandi vengono acquistate dai colossi).

I grossi attori stanno creando delle specialità per riuscire ad avere del materiale (story) per mantenere il livello del contatto con la loro clientela ad un ritmo interessante. La massa dei giovani sono attratti dalla reperibilità del prodotto quindi il mix distribuzione quale fattore chiave di successo (convenience shop, automatici, home delivery, ecc.)

Sarà necessario identificare in tempi brevi il segmento di giovani coi quali poter sviluppare tramite i nuovi strumenti di comunicazione delle storie basate su contenuti qualitativi sia nell’ambito del vino che nella birra per poter mantenere delle vive realtà locali.

 
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Pubblicato da su 4 agosto 2022 in Uncategorized

 

Influencer, opinion leader o opinion maker

buona lettura

ciao a tutti, allego un interessante articolo che indaga nel mondo degli influencer. Personalmente ho sempre aggiunto ad influencer e opnion leader la figura dell’opinion maker e per caratterizzare i singoli attori, utilizzerei i criteri di credibilità e capacità di coinvolgimento. Influencer a piccole gocce ma regolare, opinion leader deve mantenere la propria posizione a lungo termine e l’opinion maker oggi corrisponde a “chi urla di più”. Concludendo, l’opinion maker é assolutamente necessario se si vuole “tristemente spettacolarizzare una trasmissione” per aumentare gli ascolti ma di poca efficacia, a meno che non dica quello che vogliamo sentire. Opinion leader, a dipendenza della sua preparazione può essere credibile ed efficace. Influencer, soprattutto per i micro é la via corretta in quanto credibili e coinvolgenti.

buona lettura:

https://www.webinfermento.it/come-diventare-un-influencer/?utm_source=feedburner&utm_medium=email

Continua a leggere
 
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Pubblicato da su 30 luglio 2022 in Uncategorized

 

report Digital 2022

ciao, per informazione vi condivido il link dove scaricare il rapporto Digital 2022 con delle informazioni interessanti sul mondo on line

buona lettura a tutti voi https://www.bing.com/ck/a?!&&p=72631b0b113f20fe88c000f26df452b72316096fee136c3c81d7a400252ec8ccJmltdHM9MTY1ODY1MjAzNyZpZ3VpZD1mZjU1Y2M3NC1jNjQwLTQ1ZWUtOThjYi1hOWQxMDI3OTY3YzEmaW5zaWQ9NTEzMg&ptn=3&fclid=4a1a3d92-0b2c-11ed-a1ab-67a7f53118d1&u=a1aHR0cHM6Ly9kYXRhcmVwb3J0YWwuY29tL3JlcG9ydHMvZGlnaXRhbC0yMDIyLWFwcmlsLWdsb2JhbC1zdGF0c2hvdA&ntb=1

 
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Pubblicato da su 24 luglio 2022 in Uncategorized

 

Indagine Unione Italiana Food sui prodotti IV Gamma: comodi, sani e sostenibili

Eccoci con una definizione da conoscere, i prodotti di IV Gamma.

ma cosa dice questa interessante indagine ? di seguiti i principali risultati:

Comodi, sani, sicuri e sostenibili: i prodotti di IV gamma sono molto apprezzati dagli italiani; sussistono però ancora dei pregiudizi e alcuni comportamenti sbagliati tra i consumatori relativi alla categoria. È questo, in estrema sintesi, quanto emerge d un’indagine Bva-Doxa, commissionata dal Gruppo IV Gamma di Unione Italiana Food e condotta nel maggio 2022 su un campione di 1.000 persone, rappresentativo della popolazione italiana.

Comodi, porzionati, incentivano il consumo di verdure e riducono gli sprechi.

Una volta condivisa la corretta definizione della categoria della IV Gamma, ( -“Sono Prodotti Ortofrutticoli di IV Gamma la frutta, la verdura e, in generale, gli ortaggi freschi, a elevato contenuto di servizio, confezionati in busta o in vaschette e pronti per il consumo” ) i risultati mostrano la grande penetrazione dei prodotti di IV Gamma nelle famiglie italiane: quasi 3/4 degli intervistati li acquista in modo regolare (38% abitualmente/tutte le settimane e 36% abbastanza spesso/2-3 volte al mese). Il 19% dichiara di acquistarli occasionalmente/1 volta al mese o meno, e solo il 7% dichiara di non acquistarli mai. Ma quali sono i principali motivi per cui gli italiani scelgono di acquistare la IV Gamma? Il 58% dei rispondenti dichiara di acquistare prodotti di IV Gamma per la comodità e per risparmiare tempo, il 34% in quanto sono già porzionati, il 30% perché si evitano sprechi di prodotto, e il 26% perché sono prodotti che aiutano ad avere un’alimentazione sana, facilitando il consumo di verdure. Ed infatti, i principali vantaggi che gli italiani riconoscono ai prodotti di IV Gamma sono: essere pronti all’uso (per il 39% del campione), non devono essere puliti e rilavati (19%), evitano gli sprechi (19%), sono sicuri dal punto di vista igienico e sono controllati (13%), si possono verificare etichetta (5%) e provenienza (5%).

Commento personale: oramai siamo arrivati ad apprezzare il ready to be use, e il tempo di preparazione di un qualsiasi cibo viene considerato tempo sprecato. La qualità attesa si sta modificando e l’industria alimentare deve adattarsi e velocemente. Il processo di acquisto nelle città oramai ha subito una rivoluzione e stare qui a dire se sia giusto o no non serve a niente. buona settimana a tutti

Insalata regina incontrastata della IV Gamma, la frutta mostra grande potenziale

Tra i prodotti di IV gamma, la regina incontrastata è l’insalata in busta, acquistata dall’81% del campione, seguita dalle ciotole, sempre di insalata, (acquistate dal 40% del campione), dalla frutta lavata e tagliata (30%) e dalle zuppe (29%). Per quanto riguarda la frutta di IV Gamma, il 16% dichiara di comprarla abitualmente/tutte le settimane, il 27% abbastanza spesso/2-3 volte al mese; il 33% 1 volta al mese o meno, mentre il 24% dichiara di non acquistarla mai. Nello specifico, tra le motivazioni di acquisto della frutta di IV gamma, oltre alla praticità e comodità (citate dal 61% del campione) spicca, con il 32% delle risposte, la “possibilità di consumare frutta esotica comodamente”. Il 17% degli intervistati dichiara di acquistarla perché rappresenta una merendina pratica per i bambini e il 10% la utilizza nella preparazione dei dolci.

In relazione ad abitudini, luoghi e momenti di consumo, il 79% del campione consuma i prodotti di IV gamma a casa, il 24% in ufficio/a scuola e il 23% fuori casa. Il momento di consumo prevalente è il pranzo dei giorni feriali (indicato dal 59% degli intervistati), seguito dalla cena nei giorni feriali (53%), dal pranzo nei giorni festivi (30%), come fuori pasto (23%) e a cena nei giorni festivi (23%).

 
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Pubblicato da su 22 luglio 2022 in Uncategorized

 

Arte o vino ? questo é il dilemma….ma noooo!!!!

trovo un interessante articolo su food e comunicazione che può essere una buona base di riflessione su posizionamento e argomenti per promuovere il territorio nei prossimi 10 anni. Ma prima bisogna fare delle profonde analisi e soprattutto decidere la visione e missione del nostro cantone da un punto di vista turistico.

secondo TIQETS, piattaforma di prenotazione online leader a livello mondiale per musei e attrazioni, la possibilità di abbinare una wine experience alla vacanza è un fattore decisivo nella scelta della destinazione finale o delle attrazioni da visitare

Il vino è sempre più protagonista e determinante nella scelta della meta turistica per le proprie vacanze.

Lambrusco, Prosecco, Cannonau, Barolo, Chianti, Gewurztraminer e infiniti altri tra bianchi, rossi e rosati. Da bere ghiacciati o freschi di cantina, fermi o frizzanti, da abbinare con piatti conosciuti in tutto il mondo come la piadina e il fritto di pesce o con chicche più locali, come i canederli del Trentino e i Culurgiones sardi.

Da sempre, l’Italia è considerata il paradiso degli amanti del buon cibo e del bere bene, sia italiani che provenienti dal resto del mondo,sempre più pronti, specialmente nel periodo estivo, a immergersi in avventure alla scoperta della cultura e dei gusti locali.

“Nel corso degli ultimi 24 mesi, le richieste di includere nell’offerta attrazioni che abbiano a che fare con il mondo del vino sono più che duplicate, a dimostrazione del fatto che la possibilità di abbinare una wine experience alla vacanza sia un fattore decisivo nella scelta della destinazione finale e nell’organizzazione dei punti d’interesse da visitare. Tra le richieste c’è anche quella di attrazioni in grado di enfatizzare la località delle produzioni, un’altra delle tendenze individuate dal Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano. Ma non solo: il viaggiatore è sempre più esigente, attivo, ed è sempre più alla ricerca di esperienze autentiche e coinvolgenti, che strizzano l’occhio alla sostenibilità”

 
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Pubblicato da su 1 luglio 2022 in Uncategorized

 

Il mix distribuzione non finisce mai di evolvere, stupire, adeguarsi alle nuove tendenze

(da marketingfashion) Nasce Kool, la ‘Too Good To Go del fashion’ che risolve il problema dei capi di abbigliamento invenduti grazie a una mystery box

Kool è la startup nata per aiutare i negozi a risolvere il problema delle rimanenze di magazzino e che supporta gli utenti ad acquistare consapevolmente grazie a una mystery box. Infatti, una volta al mese, i negozi in autonomia selezionano tra le proprie rimanenze di magazzino capi e accessori che vengono inseriti all’interno di box che gli utenti acquistano ‘a scatola chiusa’ con uno sconto del 60%.

“L’idea di creare Kool è nata durante il lockdown quando molte realtà commerciali faticavano a vendere i propri capi ma non avevano fondi e competenze sufficienti per aprire un eCommerce. Abbiamo capito che un grande problema delle boutique vicine a noi era la gestione dell’esubero di merce e con Kool vogliamo dare un’alternativa sostenibile e accessibile sia ai commercianti che agli utenti”, spiega nella nota Alice Sebastianis, co-founder di Kool.

L’obiettivo che si pone Kool è di far vivere all’utente un‘esperienza vantaggiosa senza rinunciare all’esclusività e alla qualità dei brand. Scegliendo di collaborare unicamente con boutique, negozi artigianali e concept store, (rinunciando a brand di fast fashion), Kool dà la possibilità ai negozi di trovare un canale di vendita alternativo per smaltire in maniera sostenibile e innovativa i capi invenduti e agli utenti di acquistare capi e accessori di brand ricercati a un prezzo del tutto accessibile.

Ispirandosi a ‘Too Good To Go’, infatti, Kool dà la possibilità a ogni negozio di scegliere autonomamente quali articoli inserire nelle fashion mistery box che vengono aperte alle vendite solo una volta al mese per 72 ore.

L’utente, dopo aver scelto il proprio negozio preferito, aver indicato la propria taglia e genere, può acquistare una box che contiene dai 2 ai 5 articoli a ‘sorpresa’. Per stuzzicare la curiosità dell’utente, prima dell’acquisto Kool svela sempre un capo, mentre dei restanti articoli comunica solo la categoria di appartenenza.

Una soluzione win-win: per il negozio, che può liberare il magazzino e ridurre i costi di gestione e stoccaggio oltre che dare nuovo valore al capo che altrimenti sarebbe stato smaltito e per l’utente, che acquista abbigliamento e accessori di brand medio-luxury e luxury a un prezzo più che accessibile.

“Il nostro obiettivo è quello di ridisegnare il settore del fashion discount: permettere ai negozi di evitare l’errato smaltimento e l’inquinamento che si andrebbe a generare e dare una seconda vita a prodotti che visto il costo elevato non avrebbero trovato acquirenti. Abbiamo scelto di non servirci di un magazzino: ogni negozio crea autonomamente la box e la spedisce, eliminando uno step intermedio dispendioso”, aggiunge Miriana Massimini, co-founder di Kool.

Nata a febbraio 2022, Kool ha già convinto più di 25 negozi nelle province di Modena e Bologna ed è alla ricerca di nuovi negozi da aggiungere al network

 
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Pubblicato da su 28 giugno 2022 in Uncategorized

 

amanti del caffé, la nuova tendenza del mercato

da food affairs un articolo interessante sulla nuova tendenza in atto con community, blog e testimonial. Anche qui l’effetto “mercato della birra”; Sempre più compagnie big con volumi impressionanti e attive in promozioni di massa che si confrontano con mini realtà sempre più locali e sempre più attive nell’ambito social.

articolo: Tra i 20 e i 30 anni, con una scolarizzazione elevata, appassionato di food & wine, con capacità di spesa medio-alta. È in estrema sintesi il profilo del Coffee Lover, l’appassionato di caffè e di tutto il mondo che vi ruota intorno, che negli ultimi anni ha dimostrato di essere sempre più presente (in numeri) nei mercati internazionali. E oggi sempre più anche in Italia, grazie al lavoro svolto da tante aziende del settore in termini di diffusione della cultura del prodotto.

Il Coffee Lover visto con gli occhi delle imprese e degli addetti ai lavori. L’Istituto Espresso Italiano (IEI) ha voluto innanzi tutto chiedere ai propri partner e associati se si può parlare di “fenomeno”, così come lo è nel vino o in altri settori del food. Ebbene secondo l’esperienza condivisa gli amanti del caffè esistono e per lo più non c’entrano niente in maniera diretta con il mondo del caffè stesso. Sono soprattutto giovani professionisti, o prossimi alla laurea, che hanno una grande passione in generale per il wine & food e i viaggi. Stimolati soprattutto da eventi dedicati e momenti di divulgazione all’interno di caffetterie, quindi un fenomeno sviluppatosi soprattutto nell’ultimo decennio. Gli amanti del caffè si possono definire persone che amano identificarsi con il prodotto: gli piace berlo, seguono esperti e brand sulle piattaforme di social media, amano intrattenersi acquisendo informazioni. Una parte di questi Coffee Lovers frequenta anche brevi corsi di qualche ora per avere ancora più cognizione. Inoltre, ogni amante del caffè ha alcuni, se non addirittura multipli, strumenti per preparare il caffè a casa con diversi metodi, e ama provare caffè da varie torrefazioni e discutere con altri amanti del caffè on line. A questo proposito, sono numerose le pagine social dove gli amanti del caffè sfoggiano una foto del loro caffè o si mettono in mostra proprio con le loro tazze preferite.

 
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Pubblicato da su 28 Maggio 2022 in Uncategorized

 

buongiorno a tutti, trovo questo estratto di un articolo del Vizioli molto interessante per dare un taglio moderno al turismo enogastronomico. Da leggere !

Si chiama enoturismo ed è un modo molto particolare per comunicare il vino. Una forma di promozione che fa leva su una serie di elementi tutti legati all’esperienza, per conquistare il consumatore.

Ma di cosa si tratta esattamente? Lo abbiamo chiesto a Carlo Pietrasanta, uno dei fondatori del Movimento del Turismo del Vino (e presidente della sezione lombarda), associazione che riunisce oltre mille cantine di tutta Italia, unite nel promuoversi offendo ai potenziali clienti non solo il loro vino, ma anche ospitalità e molto altro. Per voi produttori, che vivete quotidianamente il territorio, la vigna e la cantina, che cosa significa enoturismo?

“L’enoturismo è un modo di promuoverci offrendo ai nostri visitatori un’esperienza particolare, che dia loro il senso del nostro lavoro. conoscendoli di persona, possiamo raccontare la storia della nostra terra, esprimere i motivi delle nostre scelte, rinnovare la nostra appartenenza costruttiva al territorio di origine o di adozione”.

A quale tipo di clientela vi rivolgete?
“Siamo abituati a censire con precisione gli enoturisti che visitano le nostre cantine, al fine di avere una immagine quanto più possibile precisa dei nostri interlocutori per offrire loro ciò che si aspettano da noi.

Possiamo quindi dire che l’enoturista tipo ha un reddito medio alto (87% dei casi) e un’età che va dai 30 ai 50 anni: in generale viaggia in compagnia (amici, famiglia), è una persona curiosa e attenta ed è abituato a utilizzare strumenti digitali”.

E quando incontrate l’enoturista cosa fate?
Ci piace dire che noi vogliamo trasformare un calice o una bottiglia in un assaggio di vita, per portarlo a essere, attraverso l’esperienza, non più ospite ma protagonista del territorio”.

Territorio vigneti e cantine sono esperienza?
“Sì. Sono una esperienza multipla. Esperienza di visione (colori, geometrie, ambienti), esperienza olfattiva (terra, piante, erbe, legno, mosto, vino; e poi i muri, le botti, le rastrelliere), esperienza di gusto: i sapori del vino, dei prodotti del territorio, di un bicchiere spiegato, oppure assaggiato in compagnia. Infine, possiamo parlare di esperienza di esperienze: come si fa, come si vorrebbe, come si prova, si riesce, si fallisce, si cambia”.

La narrazione aggiunge gusto all’esperienza?
“Il vino raccontato dal vignaiolo è come la bicicletta raccontata da Colnago, è come il motore raccontato da Enzo Ferrari: emoziona, colpisce, stupisce, si radica nella memoria.
Ogni vino ha pregi (sempre) e difetti (talvolta), ma raccontato dal vignaiolo è un figlio, non un prodotto: forse non lo compreranno, ma certo l’avranno capito”.

Un calice è un assaggio di vita?
“È l’assaggio del frutto della vita del vignaiolo, diverso anno dopo anno come diversi uno dall’altro sono i figli. È l’assaggio del frutto della terra che, comunque sia, è sempre la stessa; e, se cambia, decide lei di farlo. È l’assaggio di un percorso: le scelte della vendemmia, quelle della vinificazione, dell’affinamento, dell’abbinamento giusto…”

Come è possibile comunicare il vino così?
“C’è una parola magica, la chiave di tutto. In cantina, al banco, al tavolo del ristorante, è una sola: empatia! Solo se mi metto in sintonia con chi ho davanti, potrò comprendere le sue esigenze e farne nascere un’esperienza.

L’esperienza è la nostra comunicazione: come presentiamo il territorio e come lo facciamo vivere, come abbiniamo la gastronomia e i prodotti agroalimentari della nostra zona, come presentiamo con parole semplici la nostra cultura personale e territoriale”

 
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Pubblicato da su 1 Maggio 2022 in Uncategorized

 

La carta è morta, viva la carta! 

Un riflessione interessante sull’importanza del digitale sulla carta. Forse il ragionamento va fatto sull’importanza di leggere i giornali e non sullo strumento utilizzato per leggerli !

Ad aiutare questo approccio l’ultima ricerca di Audipress, ente ufficiale di riferimento per la lettura della stampa quotidiana e periodica in Italia.

Dal 2014 al 2020, sono andati persi 5,68 milioni di lettori nella giornata media. Di questi, ben 2,23 milioni sono spariti fra il 2019 e il 2020, nonostante l’emergenza sanitaria abbia costretto tutti a casa. Anche i fruitori delle “repliche digitali” nella giornata media non raggiungono il milione (sono 965 mila), dunque nel nostro Paese si legge poco.

Le regioni dove è maggiormente diffusa l’abitudine all’acquisto del quotidiano sono la Lombardia, l’Emilia-Romagna, il Lazio. Chi legge possiede una laurea o un diploma ed è disposto a pagare un abbonamento. Gli altri “curiosano” tra le pagine, soltanto quando la lettura è gratuita.

Il cartaceo vince sul territorio

Esiste un problema di concezione del prodotto-giornale al quale i continui redesign non danno risposta, è evidente. Ma in questo incessante décalage persistono la rilevanza delle testate a diffusione regionale e l’attaccamento al cartaceo da parte degli esperti dell’informazione. Sebbene i talk show mostrino sempre i volti dei professionisti che provengono dai quotidiani più diffusi, la spina dorsale del settore continua ad essere rappresentata dalla cronaca locale. I lettori, che attraverso la Rete si informano in tempo reale sulle grandi questioni politiche e sociali, al proprio giornale chiedono che cosa succede sul territorio, chi nasce, chi muore, come si accede ai servizi sanitari, perché il sindaco o il presidente della Regione abbiano assunto una certa delibera.

Questo articolo che si riferisce al mercato italiano può essere sicuramente adottato per il nostro mercato ticinese.

Quindi, leggete i giornali !

 
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Pubblicato da su 20 aprile 2022 in Uncategorized